Arte ed emozioni: quando la bellezza arriva in azienda

Mi capita sempre più spesso entrando in azienda di percepire un’attenzione tutta nuova nei confronti della bellezza; una bellezza talvolta legata agli spazi, talvolta all’arredo, talvolta alle immagini che si trovano appese ai muri.

Da sempre essendo una grandissima appassionata d’arte sostengo che la bellezza possa risollevarci da momenti molto difficili e possa diventare come un faro a cui guardare quando tutto sembra buio.

E cosa meglio dell’arte può rappresentare questo dialogo con la bellezza?

E cosa meglio dell’arte può raccontare emozioni, attraverso uno storytelling che non passa per i canali comunicativi consueti perché arriva dritto al cuore senza alcuna mediazione cognitiva.

La bellezza dell’arte può formare, lo fa in punta di piedi, permette a ciascuno di raccontare la propria storia attraverso l’opera di qualcun altro, ed è quello che in fondo facciamo tutti ogni giorno.

Ogni giorno infatti utilizziamo metafore, esperienze, racconti di vita (anche di qualcun altro) per capire meglio noi stessi e per affrontare ciò che nella vita ci sembra più difficile.

Per questo l’arte ha da sempre uno spazio importantissimo all’interno della mia vita e della formazione che propongo, proprio grazie alla bellezza che sa veicolare in maniera così diretta apre i cuori al racconto, all’attesa. Ultimamente però progettando insieme ad una HR aziendale un percorso formativo sulla diversity,

mi è capitato di valutare un aspetto dell’arte molto più duro e difficile da collocare in un ambito di bellezza: l’opera del grandissimo Banksy che in questo periodo è in esposizione al Mudec di Milano.

Un po’ per passione e un po’ per l’esigenza di pensare ad un percorso formativo innovativo e potente, abbiamo iniziato a parlare delle sue opere e una parola dopo l’altra ci rendevamo sempre più conto che la protesta così forte che emerge dalle opere di questo artista racchiude in sé una profonda bellezza. Proprio così, perché è la bellezza dell’autenticità, un valore di cui si parla poco in azienda ma che ancora oggi resta fondamentale se ci si vuole  formare davvero e si aspira ad avere rapporti sani, durevoli e costruttivi.

Durante il nostro brainstorming siamo passati dal parlare di grandissimi artisti sicuramente riconosciuti ormai da tutti come persone che hanno portato l’innovazione e la bellezza nella nostra società, (basti pensare agli impressionisti agli artisti dell’Art nouveau o anche a chi come opera a fatto dell’attesa e della contemplazione un elemento di profonda bellezza come Hopper) e siamo arrivati a Banksy pensando al mondo di oggi e a quanto la bellezza della sua autenticità possa portare un messaggio ulteriore alle coscienze.

Il messaggio della protesta che arriva in maniera forte e provocatoria come un pugno in faccia, ma così autentica da centrare appieno l’obiettivo.

Sta nascendo un nuovo progetto di formazione aziendale che partirà proprio dalle sue opere e che avrà come filo rosso l’intelligenza emotiva; partirà quindi dalla consapevolezza così ricercata e così desiderata dal grande artista anonimo, ma tratterà anche la gestione delle emozioni e la presa di coscienza consapevole rispetto all’impatto che le nostre decisioni hanno sul mondo, e ancora l’empatia e il raggiungimento di obiettivi eccellenti che siano quindi di lungo termine e sostenibili per noi e per tutto il “sistema mondo” nel quale viviamo.

Chi l’avrebbe detto che tra tanti artisti avremmo scelto proprio questo per portare la bellezza in azienda?

Una scelta sfidante, ma sono sempre più convinta di questa direzione perché la bellezza nel 2019 deve essere qualcosa che lascia il segno, che alza le conoscenze e che permette di ampliare la visione e di aprirla ad obiettivi davvero sostenibili.

E così Banksy sia!

Vi farò sapere come andrà questo nuovo progetto, ma sono certa che sarà pieno di significato!