Cos’è l’intelligenza emotiva e perché le aziende hanno bisogno di questo tipo di intelligenza

L’intelligenza emotiva è uno dei concetti chiave per comprendere le skill fondamentali per il successo organizzativo: riconosciuta ed integrata ormai ampiamente dal mondo della psicologia è stata inserita tra le competenze top ten dall’Harvard Business Review.

Da un modello fondamentalmente interessato alla sfera emotiva da un lato ed alle capacità di ragionamento dall’altro, siamo passati ad un altro modello in cui le emozioni sono considerate qualcosa di intrinseco alla nostra natura, ciò che spinge e motiva il nostro comportamento, ciò che ci da informazioni preziose sulla realtà che stiamo vivendo e che poi possiamo processare a livello cognitivo.  Tutto ciò se adeguatamente allenato ci porta a prendere buone decisioni e a raggiungere obiettivi eccellenti che siano sostenibili dal sistema entro il quale operiamo e durevoli nel tempo (pensati anche nell’impatto sul lungo periodo). Per capire come agire più efficacemente dobbiamo capire chi siamo, come ragioniamo, cosa sentiamo, insomma come siamo fatti: in questo ci vengono in aiuto le neuroscienze che sono la solida base su cui poggia l’intelligenza emotiva.

Pertanto, l’intelligenza emotiva è un modello e anche una competenza che va allenata perchè ci aiuta a capire come possiamo gestire in modo adattivo e intelligente sia le nostre emozioni (e quindi la comprensione e l’interpretazione degli stati emotivi degli altri) che le nostre reazioni: esse diventeranno sempre più “azioni” e sempre meno “reazioni” andando a stimolare comportamenti intenzionali ed efficaci. Potremo quindi costruire relazioni efficaci all’interno dei contesti nei quali operiamo. Questo aspetto della dimensione psicologica umana svolge un ruolo fondamentale sia nel nostro modo di gestire noi stessi, le relazioni (quindi tutto l’aspetto sociale) sia nelle strategie di adattamento e trasformazione dell’ambiente con cui siamo connessi.

Intelligenza emotiva: di cosa stiamo parlando?

intelligenza cervelloSiamo stati abituati a pensare al quoziente intellettivo  (QI) come unico  indicatore del successo di una persona nella vita professionale.

“I punteggi del QI stabiliscono una forte relazione con le prestazioni accademiche e il successo professionale” era la frase che negli anni ’90 andava per la maggiore. Per anni la selezione delle persone si è basata su questo presupposto che non è di per sé errato, ma oggi sappiamo che ci offre un’immagine assolutamente incompleta e parziale della realtà.

In effetti, proprio in quegli anni  i ricercatori hanno scoperto che le capacità e le abilità necessarie per avere successo nella vita erano altre che andavano ben oltre il mero esercizio  della logica:  si sono fatte strada le cosiddette “soft skills” non valutabili dai classici test che misuravano il quoziente intellettivo. La cosa interessante è che questa scoperta è avvenuta sul campo, non “a priori”: si è cominciato a studiare le competenze e i comportamenti dei migliori leader al mondo, di chi sapeva innovare, motivare, gestire la complessità e il cambiamento di un mondo che si affacciava all’era digitale. Da questi studi è stato costruito un modello: in quattro parole potremmo dire “dalla realtà al modello”!

Ed è per questo che funziona: il modello di intelligenza emotiva per il business è partito da ciò che c’era di buono nel mondo organizzativo, da ciò che performava in maniera eccellente, da ciò che portava risultatati eccellenti. E’ stata fatta un’accurata analisi delle competenze vincenti e si è scoperto che erano allenabili.

È stato necessario quindi iniziare a parlare di Intelligenze multiple, cambiare la concezione di intelligenza come capacità logico matematica: e si è giunti dopo decenni di studi al termine “intelligenza emotiva”.

L’intelligenza quindi diventa un ambito di studio che è in costante evoluzione proprio come il mondo in cui viviamo: ci richiede continui cambiamenti e adattamenti, ci richiede di apprendere strategie nuove e skill sempre più adattive.

Sono migliaia i trattati che raccontano, studiano, divulgano l’intelligenza emotiva, soltanto a titolo esemplificativo alcuni di questi sono:

  • Le intelligenze multiple di Howard Gardner
  • La teoria di Raymond Cattell che spiega le differenze tra Intelligenza fluida e cristallizzata
  • La Intelligenza emotiva che Daniel Goleman ha reso popolare, introdotta  da Salovey e Mayer che ne studiano la struttura e la teorizzano
  • Plutchik che si occupa di creare il modello delle emozioni, uno tra i più famosi e completi al mondo
  • Joshuoa Freedman, Ceo di Six Seconds che porta aventi studi legati alla performance e all’impatto dell’intelligenza emotiva sul business e che ha creato un modello e una serie di assessment che rendono misurabile l’emotion quotent e le soft skills che portano al successo  (modello che sta alla base di tutti i nostri corsi)

Le emozioni rivestono un ruolo vitale nelle nostre decisioni, ogni giorno

Se pensiamo attentamente all’importanza delle nostre emozioni nella nostra vita quotidiana, realizzeremo rapidamente che ci sono molte occasioni in cui hanno un’influenza decisiva , talvolta senza nemmeno che ce ne rendiamo conto.

Potremmo chiederci:

  1. Ho comprato la mia auto facendo calcoli sulla redditività e confrontandola con altri modelli e marchi?
  2. Ho scelto il mio partner perché era obiettivamente l’opzione migliore?
  3. È il mio lavoro soltanto perché a parità di possibilità aveva le caratteristiche economiche migliori?

Gran parte delle nostre decisioni (e tutti nostri comportamenti) dipendono  dalle emozioni che proviamo e dai pensieri ad esse collegati.

Se pensiamo alle decisioni più importanti della nostra vita ci accorgiamo subito di quali siano state le forze propulsive che le hanno mosse: e troveremo le emozioni (talvolta gestite, talvolta no) in cima alla lista. Data questa realtà – verificabile da ciascuno di noi – va notato che ci sono persone con una capacità di gestione delle emozioni molto più sviluppata rispetto ad altre.

E la bassa correlazione tra intelligenza classica (più legata alle prestazioni logiche e analitiche) e l’Intelligenza Emotiva è curiosa: la metafora potrebbe essere lo studente “nerd”, in grado di memorizzare i dati e arrivare alle migliori soluzioni logiche, ma con un aspetto relazionale al di fuori del contesto “operativo” che ha bisogno di essere allenato. Otterrà grande successo in campo tecnico ma probabilmente dovrà prendersi cura degli aspetti umani se desidera una vita piena e ricca.

Dall’altra parte, conosciamo ogni giorno persone che hanno ottenuto grande successo proprio grazie alle competenze legate alle relazioni umane, alla capacità comunicativa, all’empatia e al riconoscimento dei segnali deboli che consentono di entrare in relazione con l’altro e comprenderlo profondamente. Questi aspetti permettono di negoziare con la controparte, di accompagnare un team al risultato, di gestire la relazione medico-paziente sostenendo e motivando nella difficoltà, di vendere efficacemente un prodotto perchè impatta sul bisogno emotivo di chi acquista.

La cosa veramente interessante è che queste skills si possono allenare, sono quelle che fanno la differenza nella nostra vita e ci permettono di raggiungere pienezza, benessere e felicità: contano il 60,23% in più dell’ottenimento di alti punteggi in un test che valuta il  q.i. nel prevedere il successo personale e professionale. (fonte: Six Second)

Elementi di intelligenza emotiva

Il grande teorico dell’intelligenza emotiva, lo psicologo americano  Daniel Goleman , sottolinea che i componenti principali che compongono l’intelligenza emotiva sono i seguenti:

1. Autocoscienza emotiva (Self Awareness)

Si riferisce alla comprensione dei nostri sentimenti ed emozioni e agli schemi mentali (sentieri emozionali) che mettiamo in atto. È importante riconoscere come il nostro umore influenza il nostro comportamento, quali sono le nostre aree di forza in questo ambito e quali sono le aree di miglioramento. Molte persone sono sorprese da quanto poco  conoscano la propria sfera emotiva e i propri schemi mentali: a volte è davvero difficile rispondere alla domanda: “cosa provo?”, si tende a rispondere indicando un pensiero e non l’emozione che lo sottende.

Questa consapevolezza può aiutarci a comprendere che non è una buona idea prendere decisioni importanti quando siamo in uno stato emotivo alterato. Sia che siamo euforici ed eccitati, o arrabbiati e depressi, le decisioni che prendiamo saranno mediate da poca intenzionalità, spinte solo dalla parte emotiva, magari mal gestita. Pertanto, è meglio attendere, prendersi del tempo per comprendere le emozioni che stiamo provando, gestirle facendone diminuire l’intensità fino a quando non torneremo a uno stato mentale di piena intenzionalità: sarà più facile valutare la situazione e prendere decisioni molto più proficue anche nel lungo periodo.

2. Autoregolazione emotiva (Self Management)

Consiste nel sapere come gestire le proprie dinamiche emotive e uscire dagli schemi mentali poco proficui. Sapere quali reazioni seguono alle emozioni che proviamo, come reagiamo d’impulso e perchè è il primo passo, quello legato alla consapevolezza: ora si tratta di gestire ciò che abbiamo riconosciuto per agire comportamenti intenzionali e utili. Possiamo infatti imparare a trarre vantaggio dall’energia che ci trasmette un’emozione: pensiamo a quanta ce n’è nella rabbia se incanalata in maniera corretta, ovviamente per fare ciò è necessario gestirne l’intensità!

Capita a volte di arrabbiarsi: se reagiamo all’emozione del momento, potremmo agire comportamenti irresponsabili dettati dall’impulsività e probabilmente dopo una prima fase in cui siamo contenti di aver sfogato la rabbia probabilmente ci pentiremmo di ciò che abbiamo detto o fatto.

In un certo senso, una buona parte della gestione delle emozioni consiste nel saper placare il nostro cervello rettile, il centro dell’attivazione istintiva, in modo che non ci saboti nel tentativo di salvarci.

Si, perchè le emozioni forti che portano al “sequestro emotivo” nascono proprio per salvarci la vita: pensiamo a quando dobbiamo frenare improvvisamente in macchina perchè l’auto davanti a noi si è fermata improvvisamente: parte una scarica di adrenalina e ci scuote un’emozione di paura incontrollata che ci spinge a pigiare il piede sul freno, senza nemmeno pensare al contesto, semplicemente sappiamo che dobbiamo farlo.

E’ un meccanismo antico dettato dal cervello rettile (la parte del cervello che abbiamo in comune con gli animali) che serve proprio per salvarci di fronte al pericolo, ci aiuta ad agire prima ancora di aver processato le informazioni razionalmente (con la corteccia prefrontale). Purtroppo questo meccanismo detto sequestro emotivo o sequestro emozionale “scatta” anche quando non siamo in estremo pericolo, e se non riconosciuto o se mal gestito ci porta ad attaccare gli altri, a fuggire anche se non dovremmo, o a bloccarci senza avere alcuna possibilità di scelta.

La capacità di autocontrollo è strettamente legata alla capacità di usare il linguaggio (nel dialogo interno e in quello verso l’esterno)

È stato osservato che la capacità di autocontrollo è strettamente legata alla capacità di usare il linguaggio: saper gestire correttamente le proprie emozioni dipende anche dalla ricerca di narrazioni che ci consentano di dare la priorità ad alcuni obiettivi a lungo termine più che ad altri che hanno a che fare con il cedere all’impulso del momento: per fare ciò è fondamentale però riconoscere le emozioni e dar loro un nome, raccontare i propri obiettivi – a se stessi o agli altri – e definirli.

L’Intelligenza Emotiva ha molto quindi in comune con l’intelligenza verbale; la capacità di riconoscere le emozioni e di dar loro un nome è il primo step per poterle gestire: il secondo è la capacità di esprimerle, di raccontarle, di manifestarle anche linguisticamente alle persone con cui siamo in relazione. Saper chiedere aiuto quando necessario è una skill comunicativa molto importante perchè permette agli altri di comprendere meglio le nostre intenzioni e i nostri obiettivi.

3. Auto-motivazione (Self -motivation)

La motivazione è uno dei fattori chiave dell’intelligenza emotiva: è la forza che ci traghetta verso i nostra obiettivi, la benzina dell’auto che stiamo guidando, per parlare metaforicamente!

Si tratta di motivazione intrinseca, legata quindi alla capacità di motivarsi “da sè” senza necessariamente un feedback esterno positivo. E’ necessario esercitare l’ottimismo (inteso come la capacità di trovare soluzioni alternative: essere proattivi e agire in modo determinato e positivo anche di fronte ad un eventuale errore: questa è la resilienza che deriva dalla motivazione e dalla capacità di gestire l’errore.

Grazie alla capacità di motivarci a raggiungere gli obiettivi eccellenti (sostenibili dal contesto e che impattano sul lungo periodo) possiamo lasciarci dietro quegli ostacoli che si basano solo sull’abitudine, sui nostri schemi mentali o sulla paura.

L’intelligenza emotiva include la nostra capacità di non focalizzarci solo su obiettivi a breve termine che possono talvolta inficiare il raggiungimento di quelli  a lungo termine: è la capacità di posticipare la gratificazione, uno degli elementi chiave predittivi del successo!

Inoltre, l’intelligenza emotiva include la nostra capacità di non focalizzarci solo su obiettivi a breve termine che possono inficiare il raggiungimento di quelli  a lungo termine.

Il celeberrimo esperimento sulla gratificazione differita (portato avanti da Walter Mischel, psicologo all’università di Stanford (USA)  nel 1960 ), ha dimostrato come già nel bambino è innata la capacità di posticipare la gratificazione momentanea a favore di un maggior risultato differito; ha scoperto che questa dote è assolutamente predittiva di successo e soddisfazione a lungo termine. Ancora una volta quindi è stata identificata una skill che deve essere allenata perchè sostiene efficacemente la performance.

4. Riconoscimento delle emozioni negli altri e connessione: l’empatia, questa sconosciuta!

Le relazioni interpersonali si basano sulla corretta interpretazione dei segnali deboli che gli altri esprimono inconsciamente e che spesso manifestano non verbalmente.

Riconoscere le emozioni delle altre persone è fondamentale per stabilire legami più stretti e duraturi con le persone con cui interagiamo ma anche per comprendere meglio la realtà in tutti i suoi aspetti.

Le persone empatiche sono quelle che generalmente hanno abilità e competenze più elevate legate a IE.

Riconoscere le emozioni e i sentimenti degli altri è il primo passo per comprenderli profondamente, sintonizzarsi con loro e poter entrare efficacemente in relazione.

E’ molto differente rispetto alla “fusione” con gli stati emotivi altrui perchè in questo caso risulta impossibile stabilire “cosa sia mio” e “cosa sia dell’altro” in termini emotivi: empatia e fusione sono due aspetti molto diversi. Un medico ad esempio dovrebbe creare una relazione empatica con il proprio paziente comprendendone le difficoltà, sostenendone le decisioni e accendendo la sua motivazione; deve fare molta attenzione a non entrare in fusione per evitare di essere sovrastato dall’emotività dell’altro perchè questo comprometterebbe la sua capacità decisionale (infatti ai medici non è consentito prendersi cura professionalmente dei propri familiari proprio perchè in quel caso ci sarebbe fusione e non empatia).

Purtroppo quello che accade quando non si ha dimestichezza con la sfera emotiva, quando non si è “smart” con le emozioni e non si allena l’empatia, è una relazione fredda e asettica che non coinvolge in un dialogo di aiuto: si sceglie la freddezza per evitare di essere “troppo coinvolti” perchè non si sa come agire in maniera differente!

Noi tutti sappiamo quanto la mancanza di allenamento di questa competenza dell’intelligenza emotiva, l’empatia,  crei enormi problemi relazionali, riscontrabili in ambito aziendale, sanitario, scolastico-educativo ma anche parentale.

5. Relazioni interpersonali, o abilità sociali

Un buon rapporto con gli altri è la base della nostra felicità personale ma non solo: i migliori manager mondiali sono dotati di grandi capacità relazionali ed intenzionalità (ovviamente poi c’è tutta la questione etica su come queste abilità vengano utilizzate in termini di scopi e valori).

Si tratta di saper comunicare con le persone non “alle persone”. E’ necessario comprendere l’altro e il suo modello del mondo, partire da li, creare una relazione di empatia e di fiducia ancora prima di pensare che una comunicazione possa essere compresa a prescindere da questi aspetti.

La comunicazione parte dall’ascolto e dalla comprensione, poi si può avvalere dell’utilizzo delle tecniche comunicative, soltanto dopo aver creato una relazione.

Qui si differenzia il comunicare con qualcuno dall’informare gli altri circa i propri pensieri e le proprie considerazioni.

L’intelligenza emotiva ci aiuta a comprendere noi stessi e gli altri e a diventare gli unici responsabili di ciò che proviamo.

E’ importante comprendere che non ci sentiamo “come gli altri ci fanno sentire”: ci sentiamo come noi decidiamo di sentirci.

Le nostre emozioni dipendono dai nostri pensieri ed essi sono determinati dal nostro stato fisiologico ed emotivo, ma abbiamo la possibilità di dirigerli nella direzione più utile: non possiamo decidere cosa provare ma possiamo decidere quale pensiero è più utile per attivare lo stato emotivo desiderato.

Sembra un pò un circuito chiuso, in realtà è un sistema in equilibrio che ci permette di legare il nostro benessere e la nostra efficacia soltanto a ciò che NOI decidiamo di fare.

Non è bellissimo sapere che abbiamo moltissima autonomia e la nostra felicità, la nostra realizzazione dipendono in larghissima parte da noi stessi?

Chi non vorrebbe allenarsi per allargare sempre qui questa area della propria vita?

Chi non desidera che il proprio benessere dipenda da sè?

Sembrano domande retoriche ma iniziare a dare delle risposte significa formarsi, rendersi consapevoli e uscire un pò dalle proprie abitudini e dall’area di confort che a volte assume la caratteristica di una prigione, dorata ma pur sempre con le sbarre.

Perché le aziende hanno bisogno di dell’Intelligenza Emotiva?

intelligenza emotiva aziendaOggi  molte aziende investono ingenti somme di denaro per formare i propri dipendenti all’intelligenza emotiva.

Il motivo di questa scelta è che le organizzazioni hanno capito c’è una forte relazione tra Intelligenza Emotiva e performance.

È impensabile un venditore privo di competenze nel trattare con i clienti, un imprenditore senza motivazione per la gestione della propria azienda o un negoziatore che non sa controllare i propri impulsi ed emozioni.

Tutte le conoscenze tecniche, gli studi accademici e l’esperienza non sono di per sè garanzia di successo, perché prima o poi accadrà qualcosa che limita la possibilità di business e che dipende dagli aspetti emotivi e comportamentali (ricordiamo tutti la storia del grande Steve Jobs, i suoi incredibili successi talvolta inficiati da alcune difficoltà relazionali che gli hanno chiesto di ricostruire da capo moltissimo del suo lavoro più e più volte).

studi accademici ed esperienza non sono di per sè garanzia di successo

Dipendenti con Intelligenza Emotiva? I più richiesti

Va notato che nel processo di reclutamento delle aziende, la tendenza si concentra sul mettere il candidato in situazioni di forte stress o disagio al fine di esaminare la sua reazione e la capacità di gestire le proprie emozioni.

Il tempo in cui i processi di reclutamento erano basati sull’esperienza di lavoro e sulle conoscenze tecniche è finito: il mondo del lavoro si è evoluto, siamo di fronte ad un mondo VUCA (Volatilità, Incertezza, Complessità e Ambiguità) e gli aspetti relativi all’intelligenza emotiva, come le capacità interpersonali e la  gestione delle emozioni, hanno assunto un ruolo chiave, vediamo perché:

Volatility (Volatile)

Si riferisce alla natura e alle dinamiche dei cambiamenti in un dato contesto, (come ad esempio il mercato economico) che può essere caratterizzato da fluttuazioni, turbolenze, cambiamenti. Maggiore è la volatilità, più i cambiamenti sono veloci. inquesro contesto é fondamentale carpire tutti i segnali ed avere una grande consapevolezza di se e del conresto in cui si opera, essere in grando di cambiare velocemente e di gestire le emozioni che il cambiamento porta con se per far si che i processi funzionino non solo a livello teorico ma soprattutto quando vengono applicati alle persone, nella realtà quotidiana quindi.

Uncertainty (Incerto)

Indica la misura con cui è possibile prevedere con sicurezza il futuro. All’incertezza si lega l’incapacità di comprendere cosa sta succedendo, di essere cioè consapevoli dei cambiamenti in atto nell’ambiente circostante. Più il mondo è incerto, più è difficile da prevedere, più lascia spazio ad emozioni come ansia e paura che non sono di grande ausilio spesso per prendere buone decisioni. Usare l’intelligenza emotiva per riconoscerle e “navigarle”, per sfruttarne l’energia senza esserne sopraffatti ci permette di essere creativi, trovare soluzioni innovative ed usare il pensiero laterale. Del resto è soltanto da situazioni di non equilibrio che hanno inizio le grandi innovazioni.

Complexity (Complesso)

Un contesto è tanto più complesso quanto più i fattori da considerare sono numerosi, diversi tra loro e con molteplici relazioni tra gli elementi. Una maggiore interconnessione, infatti, aumenta la complessità del sistema; questo rende difficile orientarsi e analizzare la quantità e la qulità informazione. Più il mondo è complesso, più difficile sarà da analizzare; l’inteligenza emotiva ci aiuta fornendoci una mappa importante che tiene conto di tutti gli elementi in gioco.

Di fronte alla complessità si rischia di diventare semplicistici, di “perdere dei pezzi importanti” negando i segnali del mercato: alcuni esempi di aziende che non hanno retto al cambiamento (pensiamo a Nokia o a kodak ad esempio) perchè anzichè affrontare il cambiamento e tutte le ripercussioni che portava con se lo hanno semplicemente negato ci iinsegnano l’importanza di gestire la complessità attraverso tutti i mezzi che la consapevolezza e l’intelligenza emotiva ci mette a disposizione.

Ambiguity (Ambiguo)

La mancanza di chiarezza di un fenomeno non consente di interpretarlo adeguatamente. Una situazione è ambigua quando l’informazione è incompleta, contraddittoria o inaccurata per giungere a delle conclusioni. Più stiamo di fronte alla realtà utilizzando soltanto la nostra “mappa del mondo” più faremo fatica a decodificarla: pensiamo ad un bimbo che ha pauradi un drago dipinto sul muro: non avremo alcuna possibilità di aiutarlo a superare questa paura fino a quando non ci metteremo nei suoi panni, non comprenderemo l’emozione che sta provando (andando  a cercare nella nostra esperienza un momento in cui abbiamo sentito la stessa paura).

Possiamo stare di fronte all’ambiguità soltanto se alleniamo la capacità di restare aperti di fronte a ciò che troviamo ambiguo, che non comprendiamo completamente. Per farlo è necessario comprendere “mappe del mondo” diverse dalla nostra,  partendo dall’assunto che “la mappa non é il territorio” principio formulato inizialmente dal fondatore della semantica generale, Alfred Korzybski (1879-1950), che riconosce la distinzione fondamentale tra le nostre rappresentazioni ed interpretazioni del mondo ed il mondo stesso.

Questa crescente rilevanza dell’intelligenza emotiva sugli aspetti prettamente tecnici quindi è ulteriormente sostenuta anche  dalla tendenza  all’outsourcing dell’economia nei paesi occidentali: i processi e lo scambio economico vengono mediati sempre di più dalla fiducia tra i soggetti.

Da ciò ne consegue,  che i dipendenti con un’intelligenza emotiva elevata non solo sono molto più produttivi per le aziende ma sono in grado di stare al passo con un mondo che ha un’evoluzione veloce, che è governato dall’incertezza, cheè complesso e cherichiede grandi doti di adattabilità perchè talvolta si presenta ambiguo.

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i dipendenti con un’intelligenza emotiva elevata non solo sono i più produttivi nelle le aziende ma sono in grado di stare al passo con un mondo che cambia velocemente

Esistono prove scientifiche a supporto?

Il concetto di Intelligenza Emotiva ha prove scientifiche di due tipi:

  1. Sono state rilevate e mappate le parti del cervello legate ai processi emotivi e al pensiero laterale e strategico, moltissimi processi che normalmente vediamo accadere e che riguardano la sfera emotiva hanno trovato risposte negli studi neuroscientifici di riferimento. Da questi si parte  per comprendere meglio e gestire fenomeni emotivi, comportmentali e relazionali che sono la chiave della performance aziendale
  2. E’ stato dimostrato che l’intelligenza emotiva ha una propria struttura fattoriale, che è fortemente correlata alla performance (Six seconds).

In altre parole, il costrutto psicologico dell’intelligenza emotiva si basa sia sull’osservazione del funzionamento del cervello sia sulle informazioni ottenute attraverso la psicometria e l’analisi dei risultati degli outcomes di performance.

Possiamo dire quindi che l’intelligenza emotiva non è né una parte del cervello né un modo semplicistico di elaborare più informazioni, ma fondamentalmente la sua esistenza viene stabilita osservando come funziona in determinate condizioni di alta performance e in che modo ci porta a ottenere vantaggi in  situazioni complesse ma anche più in generle nella vita di tutti i giorni.

Ma se l’intelligenza emotiva è anche la capacità di utilizzre tutto il proprio potenziale, quanti tipi di intelligenza esistono?

L’istruzione insegnata nelle classi italiane si sforza di offrire contenuti e procedure incentrati sulla valutazione dei primi due tipi di intelligenza riconosciuta: quella linguistica e quella logico-matematica. Tuttavia, questo è risulato totalmente insufficiente nel raggiungimento di elevate performance a fronte del mondo VUCA di cui accennavamo prima.

La ricerca di Howard Gardner ha identificato e definito con successo fino a nove diversi tipi di intelligenza, Gardner afferma che tutte le persone possiedono ciascuno degli nove tipi di intelligenza, Sebbene ciascuno risalti maggiormente in alcuni rispetto ad altri, nessuno dei nove è più importante o prezioso degli altri.

In generale, è necessario padroneggiarne gran parte per affrontare la vita, indipendentemente dalla professione praticata, infatti qualsiasi lavoro in un modo o nell’altro richiede l’uso della maggior parte dei tipi di intelligenza indentificati come intelligenze multiple.

Howard Gardner ha sottolineato che che è importante la concettualizzazione della cognizione umana come una serie di processi paralleli e relativamente indipendenti l’uno dall’altro, ha asserito più volte che forse le intelligenze multiple non sono nemmeno soltanto quelle che ha proposto nel suo modello ma chece ne possono essere altre che in prima analisi non ha preso in considerazione, a sottolinere che tutte lavoranoa favore di un’unica intelligenza.

Esponiamo le 9 da lui proposte:

Intelligenza linguistica

La capacità di padroneggiare la lingua ed essere in grado di comunicare con gli altri è trasversale a tutte le culture. Fin da piccoli impariamo a usare la madrelingua per comunicare in modo efficace ma l’ intelligenza linguistica non si riferisce solo alla capacità di comunicazione orale, ma anche ad altre forme di comunicazione come ad esempio la scrittura.

Coloro che meglio padroneggiano questa capacità di comunicare hanno un’intelligenza linguistica superiore.

Intelligenza logico-matematica

Per decenni, l’intelligenza logico-matematica é stata considerata l’intelligenza con la “i” maiuscola. Era il benchmark del concetto di intelligenza e veniva usato come scala per rilevare quanto fosse intelligente una persona in via quasi esclusiva.

Come suggerisce il nome, questo tipo di intelligenza è legata alla capacità di ragionamento logico e di risoluzione di problemi matematici . La velocità per risolvere questa tipologia di problemi è l’indicatore che determina quanta intelligenza logico-matematica si ha.

I famosi test del QI si basano su questo tipo di intelligenza e, in misura minore, sull’intelligenza linguistica.

Intelligenza Spaziale

concerne la capacità di percepire forme e oggetti nello spazio. Chi la possiede, normalmente, ha una sviluppata memoria per i dettagli ambientali e le caratteristiche esteriori delle figure, sa orientarsi in luoghi intricati e riconosce oggetti tridimensionali secondo schemi mentali piuttosto complessi.

Intelligenza musicale

La musica è un’arte universale . Tutte le culture hanno una sorta di musica, più o meno elaborata, che porta Gardner e i suoi collaboratori a capire che esiste un’intelligenza musicale latente in tutte le persone.

Alcune aree del cervello svolgono funzioni relative all’esecuzione e alla composizione della musica. Come qualsiasi altro tipo di intelligenza, può essere allenata e affinata.

Intelligenza corporea e cinestetica

Le abilità corporee e motorie richieste per usare gli strumenti o esprimere certe emozioni rappresentano un aspetto essenziale nello sviluppo di tutte le culture della storia.

La capacità di usare gli strumenti è considerata un’intelligenza cinestetica del corpo ma c’è anche un seguito di abilità più sottili legate all’uso di questa intelligenza come ad esempio la capacità di esprimere i sentimenti attraverso il corpo come vediamo fare abilmente ad esempio da mimi o ballerini: usano magistralmente il proprio fisico per esprimere emozioni e concetti.

Intelligenza intrapersonale

L’ intelligenza intrapersonale si riferisce a quell’intelligenza che ci consente di comprendere e controllare la sfera personale per ciò che riguarda la consapevolezza di sè, la gestione delle emozioni e la concentrazione dell’attenzione.

Le persone che eccellono nell’intelligenza intrapersonale sono in grado di accedere ai propri sentimenti ed emozioni e riflettere su questi elementi gestendoli al meglio. Secondo Gardner, questa intelligenza consente anche di approfondire l’introspezione e capire nel profondo se stessi..

Intelligenza interpersonale

L’ intelligenza interpersonale ci consente di sentire le emozioni degli altri atttraverso quesi segnali devoli che i nostri sensi riescono a catturare ma che non tutti sanno poi elaborare per ottenere informazioni importanti sull’altro e sulla relazione. È un’intelligenza qundi che ci consente comprender a fondo non solo le parole ma anche i gesti, gli obiettivi, le speranze, i timori delle persone con cui siamo in relazione: ci aiuta a comprendere la sfera emotiva dell’altro.  E’ la capacità di entrare in empatia con altre persone e di gestire al meglio le relazioni.

È un’intelligenza molto preziosa per tutti , a maggior ragione per chi lavora in ambito aziendale dove spessissimo i risultati vengono raggiunti in team, attraverso la collaborazione di più persone in relazione tra loro.

Intelligenza naturalistica

Secondo Gardner, l’ intelligenza naturalistica consente di rilevare, differenziare e classificare aspetti legati all’ambiente, come specie animali e vegetali o fenomeni legati al clima, alla geografia o in generale alla natura.

Questo tipo di intelligenza è stata aggiunta in seguito allo studio originale sulle Intelligenze Multiple di Gardner, nel 1995, Gardner ha ritenuto necessario includere questa categoria perché è una delle intelligenze essenziali per la sopravvivenza dell’essere umano (o di qualsiasi altra specie) e che ha portato all’evoluzione.

Va notato che sebbene per Gardner questo tipo di intelligenza sia stata sviluppata per facilitare l’uso creativo delle risorse che la natura ci fornisce, attualmente il suo uso non è limitato solo agli ambienti non antropizzati, ma anche il mondo costruito dal’uomo potrebbero essere “esplorato” allo stesso modo.